Cos’è il Corten? La guida definitiva all’acciaio che cambia nel tempo

20 Agosto 2026

Alcuni materiali vengono scelti per quello che sono.

Il corten, invece, viene scelto anche per quello che diventerà.

È uno dei pochi materiali utilizzati in architettura che cambia aspetto nel tempo. La sua superficie evolve, il colore si trasforma e ogni progetto acquista carattere con il passare delle stagioni. È proprio questa evoluzione a renderlo così affascinante e, allo stesso tempo, così diverso da qualsiasi altro acciaio.

Ma dietro il suo aspetto materico si nasconde molto di più. Il corten non è semplicemente un acciaio “che arrugginisce”. È un materiale progettato per sviluppare una patina protettiva che, in condizioni ambientali adeguate, rallenta la corrosione e ne prolunga la durata.

Negli ultimi anni è diventato protagonista di progetti architettonici, paesaggistici e di design in tutto il mondo. Tuttavia, insieme alla sua crescente diffusione, sono aumentati anche dubbi, falsi miti e informazioni superficiali.

Cos’è davvero il corten? Quanto dura? Richiede manutenzione? È adatto a qualsiasi progetto? E quando, invece, è meglio scegliere un altro materiale?

Questa guida nasce con un obiettivo preciso: offrire una panoramica completa, chiara e aggiornata dell’acciaio corten. Non solo per descriverne le caratteristiche tecniche, ma per aiutare progettisti, architetti, imprese e clienti privati a comprenderne potenzialità, limiti e corretto utilizzo.

Perché scegliere il corten significa progettare non solo uno spazio, ma anche il modo in cui quel progetto evolverà nel tempo.

Cos’è il corten?

Quando si parla di corten, spesso si pensa semplicemente a un acciaio dal caratteristico colore brunito. In realtà, la sua identità va ben oltre l’aspetto estetico.

Il corten appartiene alla famiglia degli acciai autopatinabili (weathering steels), sviluppati per migliorare la resistenza alla corrosione atmosferica senza ricorrere a rivestimenti protettivi o verniciature.

Il nome COR-TEN® nasce negli Stati Uniti negli anni Trenta come marchio registrato della United States Steel Corporation e deriva dall’unione di due caratteristiche fondamentali del materiale:

  • COR (Corrosion Resistance), ovvero la resistenza alla corrosione atmosferica;
  • TEN (Tensile Strength), cioè l’elevata resistenza meccanica.

Questa denominazione è poi entrata nel linguaggio comune fino a diventare sinonimo di acciaio autopatinabile, anche se oggi esistono diverse tipologie di acciai con caratteristiche analoghe prodotte da aziende differenti.

La sua particolarità non risiede tanto nel fatto che si ossidi, quanto nel modo in cui questa ossidazione avviene. Grazie alla presenza di elementi di lega come rame, cromo, nichel e fosforo, il materiale sviluppa nel tempo una patina compatta e aderente che rallenta la corrosione degli strati sottostanti.

È importante sottolineare che questa protezione si forma solo in presenza di specifiche condizioni ambientali, caratterizzate da cicli alternati di bagnato e asciutto. In situazioni di umidità permanente, ristagni d’acqua o forte presenza di cloruri, il comportamento del materiale cambia sensibilmente.

Comprendere questo principio è fondamentale per progettare correttamente con questo materiale.

Un materiale nato per l’industria, adottato dall’architettura

L’origine del corten è strettamente legata al mondo industriale.

Negli anni Trenta venne sviluppato per realizzare carri ferroviari destinati al trasporto di carbone e minerali, con l’obiettivo di ridurre gli interventi di manutenzione e aumentare la durata delle strutture esposte agli agenti atmosferici.

Successivamente trovò impiego nella costruzione di ponti, infrastrutture, silos, torri e opere civili, grazie alla sua capacità di offrire elevate prestazioni meccaniche unite a una buona resistenza alla corrosione atmosferica.

È solo a partire dagli anni Sessanta e Settanta che architetti e progettisti iniziano a coglierne anche il potenziale espressivo.

La sua superficie, in continua evoluzione, rompe gli schemi dell’acciaio tradizionale: non riflette la luce come l’inox, non richiede vernici, non cerca la perfezione assoluta. Al contrario, valorizza il passare del tempo, dialoga con il paesaggio e rende ogni progetto unico.

Da allora il corten è diventato protagonista di edifici iconici, opere di land art, spazi pubblici, giardini, facciate ventilate, recinzioni, elementi scultorei e arredi urbani in tutto il mondo.

Quello che era nato come materiale tecnico si è trasformato in un vero linguaggio progettuale.

Corten e acciaio tradizionale: quali differenze?

Una delle convinzioni più diffuse è che il corten sia semplicemente un acciaio “lasciato arrugginire”.

Non è così.

L’acciaio al carbonio tradizionale, quando viene esposto agli agenti atmosferici, sviluppa una ruggine porosa che continua a sfaldarsi progressivamente, esponendo continuamente nuovo metallo alla corrosione.

Il corten, invece, è stato progettato affinché la corrosione superficiale evolva in una patina compatta, stabile e aderente che rallenta sensibilmente il processo corrosivo.

Questa differenza modifica completamente il comportamento del materiale nel lungo periodo.

Dal punto di vista progettuale, ciò significa poter utilizzare un acciaio che mantiene elevate caratteristiche strutturali e che, in molte applicazioni, non necessita di rivestimenti protettivi.

Naturalmente, questo non significa che il corten sia “immune” alla corrosione o che possa essere impiegato in qualsiasi contesto. Come vedremo più avanti nella guida, ambiente, esposizione, drenaggio e dettagli costruttivi incidono profondamente sul risultato finale.

Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo della progettazione.

Come funziona l’ossidazione del corten?

Corten ossidato

Se esiste un aspetto che rende il corten diverso da qualsiasi altro materiale, è il suo rapporto con il tempo.

Mentre molti materiali vengono progettati per rimanere il più possibile immutati, il corten è concepito per trasformarsi. La sua evoluzione non è un difetto né un effetto collaterale: è parte integrante del progetto.

Quando il materiale viene esposto all’aria e all’acqua, inizia un processo di ossidazione superficiale. Nelle prime settimane la superficie assume tonalità aranciate e produce le tipiche colature che spesso sorprendono chi non conosce questo acciaio.

Con il passare dei mesi, però, il processo cambia.

L’ossido superficiale si compatta progressivamente fino a formare una patina stabile che aderisce al metallo e riduce significativamente la velocità della corrosione.

Questa trasformazione non avviene nello stesso modo in ogni contesto. Temperatura, umidità, esposizione al sole, ventilazione e qualità del drenaggio influenzano la velocità e l’aspetto finale della patina.

Per questo motivo due installazioni realizzate con lo stesso materiale possono evolvere in modo diverso.

Ed è anche per questo che parlare semplicemente di “ruggine” è riduttivo.

L’ossidazione non rappresenta il deterioramento del materiale ma il suo equilibrio.

L’ossidazione del corten: il processo che rende unico questo materiale

L’ossidazione è probabilmente l’aspetto che rende il corten uno dei materiali più affascinanti nel panorama dell’architettura contemporanea. Allo stesso tempo, è anche quello che genera più dubbi, incomprensioni e falsi miti.

Molti pensano che sia semplicemente un acciaio che “arrugginisce”. In realtà, ciò che accade sulla sua superficie è molto diverso da ciò che avviene su un normale acciaio al carbonio esposto agli agenti atmosferici.

L’ossidazione non rappresenta il deterioramento del materiale, ma un processo naturale e controllato che porta alla formazione di una patina protettiva. Questa pellicola superficiale aderisce al metallo, rallenta la corrosione degli strati interni e contribuisce a preservarne le caratteristiche meccaniche nel tempo.

Comprendere come nasce questa patina è fondamentale per progettare correttamente con il corten. Solo così è possibile prevederne l’evoluzione estetica, gestire le fasi iniziali e scegliere gli ambienti più adatti al suo utilizzo.

La patina protettiva: il vero cuore del corten

La differenza principale tra il corten e un comune acciaio al carbonio risiede nella composizione della lega.

Oltre al ferro, infatti, il corten contiene elementi come rame, cromo, nichel e fosforo (in proporzioni variabili a seconda della tipologia di acciaio weathering). Questi elementi modificano il comportamento del materiale durante l’esposizione agli agenti atmosferici.

Quando la superficie entra in contatto con acqua e ossigeno, inizia un processo di ossidazione. Nei primi giorni compare una colorazione arancione intensa, accompagnata dalla formazione di ossidi superficiali ancora instabili.

Con il susseguirsi di cicli di bagnato e asciutto, questi ossidi evolvono fino a diventare una patina compatta, aderente e poco porosa. È questa trasformazione che distingue il corten da un normale acciaio.

Negli acciai tradizionali la ruggine tende a sfaldarsi continuamente, lasciando esposto nuovo metallo alla corrosione. Nel corten, invece, la patina diventa una sorta di “barriera naturale” che limita il contatto tra l’acciaio e l’ambiente esterno, rallentando sensibilmente la velocità della corrosione.

È importante sottolineare che questa protezione non rende il materiale indistruttibile. La sua efficacia dipende dalle condizioni ambientali e dalla qualità della progettazione. Per questo motivo non può essere considerato una soluzione universale, ma un materiale che richiede conoscenza e attenzione.

Le quattro fasi dell’ossidazione

L’evoluzione del corten segue generalmente un percorso riconoscibile, anche se tempi e intensità possono variare in base al clima, all’esposizione e al contesto di installazione.

1. La fase iniziale

Subito dopo la posa si presenta il tipico colore grigio dell’acciaio. L’esposizione agli agenti atmosferici avvia rapidamente il processo di ossidazione e, nel giro di pochi giorni o settimane, la superficie assume tonalità arancioni molto vivaci.

È la fase in cui il materiale cambia più rapidamente e in cui possono comparire le prime colature.

2. La fase di maturazione

Con il passare del tempo la colorazione diventa progressivamente più intensa e meno uniforme. La superficie continua a reagire all’ambiente circostante e la patina inizia a consolidarsi.

È una fase di transizione in cui il materiale mostra tutta la sua natura “viva”. Due lastre installate nello stesso progetto possono evolvere con velocità leggermente diverse in funzione dell’esposizione alla luce, della ventilazione o della presenza di umidità.

3. La fase di stabilizzazione

Dopo diversi mesi, la patina tende a diventare più compatta e uniforme. Le tonalità passano gradualmente dall’arancione acceso a colori più profondi, che possono variare dal bruno al rosso scuro.

In questa fase diminuiscono sensibilmente anche le colature, perché gli ossidi superficiali risultano ormai più stabili.

4. La maturità del materiale

Una volta completato il processo di autopatinatura, il corten raggiunge il suo equilibrio.

La superficie continua naturalmente a modificarsi nel tempo, ma in modo molto più lento e armonioso. È questa evoluzione continua, mai identica a sé stessa, che rende ogni progetto unico.

Il tempo, nel corten, non consuma il materiale: ne completa l’identità.

Quanto tempo impiega il corten a ossidarsi?

Questa è una delle domande più frequenti tra progettisti e clienti.

La risposta, però, non può essere un numero preciso.

La formazione della patina dipende da numerosi fattori:

  • esposizione al sole;
  • alternanza tra pioggia e asciutto;
  • ventilazione;
  • temperatura;
  • umidità relativa;
  • qualità del drenaggio;
  • posizione geografica.

In condizioni favorevoli, le prime variazioni cromatiche possono comparire già dopo pochi giorni. La stabilizzazione della patina, invece, richiede generalmente alcuni mesi e può proseguire per oltre un anno, soprattutto nei contesti climatici più complessi.

Questo significa che il progetto non termina con l’installazione.

Il corten continua a raccontare la propria storia molto tempo dopo la conclusione del cantiere.

Per questo motivo è importante che progettisti e committenti conoscano fin dall’inizio le fasi evolutive del materiale e le considerino parte integrante del risultato finale.

Ossidazione naturale e ossidazione controllata: quali differenze?

Non tutti i progetti possono attendere i tempi naturali dell’evoluzione del corten.

In alcuni contesti, come installazioni pubbliche, spazi commerciali o interventi in cui è richiesta una precisa uniformità estetica fin dalla consegna, è possibile ricorrere a processi di ossidazione controllata.

L’ossidazione naturale avviene esclusivamente grazie all’azione combinata di acqua, aria e tempo. È il processo più autentico e lascia che il materiale sviluppi la propria identità in maniera spontanea.

L’ossidazione controllata, invece, accelera le prime fasi del processo attraverso trattamenti specifici eseguiti in laboratorio o in officina. Lo scopo non è alterare il comportamento del materiale, ma anticiparne l’evoluzione, riducendo i tempi necessari per ottenere una superficie più uniforme.

È importante chiarire che un trattamento di ossidazione controllata non sostituisce il naturale processo di maturazione. Anche dopo l’installazione, il corten continuerà a evolvere in funzione dell’ambiente in cui è inserito.

Per questo motivo l’ossidazione controllata deve essere considerata uno strumento progettuale, non un semplice trattamento estetico.

Ossidazione naturale e ossidazione controllata: quali differenze?

Non tutti i progetti possono attendere i tempi naturali dell’evoluzione del corten.

In alcuni contesti, come installazioni pubbliche, spazi commerciali o interventi in cui è richiesta una precisa uniformità estetica fin dalla consegna, è possibile ricorrere a processi di ossidazione controllata.

L’ossidazione naturale avviene esclusivamente grazie all’azione combinata di acqua, aria e tempo. È il processo più autentico e lascia che il materiale sviluppi la propria identità in maniera spontanea.

L’ossidazione controllata, invece, accelera le prime fasi del processo attraverso trattamenti specifici eseguiti in laboratorio o in officina. Lo scopo non è alterare il comportamento del materiale, ma anticiparne l’evoluzione, riducendo i tempi necessari per ottenere una superficie più uniforme.

È importante chiarire che un trattamento di ossidazione controllata non sostituisce il naturale processo di maturazione. Anche dopo l’installazione, il corten continuerà a evolvere in funzione dell’ambiente in cui è inserito.

Per questo motivo l’ossidazione controllata deve essere considerata uno strumento progettuale, non un semplice trattamento estetico.

Le colature iniziali: un fenomeno normale da prevedere

Uno degli aspetti che genera maggiore preoccupazione è la comparsa delle colature.

Durante le prime fasi dell’ossidazione, infatti, l’acqua piovana può trascinare parte degli ossidi superficiali, lasciando segni su pavimentazioni, muri o altri materiali posti al di sotto dell’elemento in corten.

Si tratta di un fenomeno del tutto naturale, destinato a ridursi progressivamente con la stabilizzazione della patina.

Il problema non è rappresentato dalle colature in sé, ma dal non averle considerate in fase di progettazione.

Una corretta gestione del drenaggio, la scelta dei materiali circostanti, la definizione delle pendenze e, quando necessario, l’adozione di un’ossidazione controllata consentono di limitare significativamente questo effetto.

Ancora una volta, la differenza non la fa il materiale, ma il modo in cui viene progettato.

Il tempo come materiale invisibile del progetto

C’è un aspetto che distingue profondamente il corten da quasi tutti gli altri materiali utilizzati in architettura.

Il suo comportamento non si esaurisce nel momento della posa.

Il corten continua a cambiare, a dialogare con il clima, con la luce e con il paesaggio. Ogni stagione aggiunge una sfumatura, ogni pioggia contribuisce alla maturazione della patina, ogni anno consolida la sua presenza nello spazio.

Per questo motivo progettare con il corten significa progettare anche il tempo.

Non basta immaginare come apparirà il giorno dell’inaugurazione. Bisogna chiedersi come evolverà dopo sei mesi, un anno, dieci anni.

È proprio questa prospettiva a trasformarlo da semplice materiale da costruzione a vero e proprio linguaggio progettuale: un materiale che non teme il tempo, ma lo accoglie come parte integrante della propria identità.

Il corten nel paesaggio e negli spazi esterni

È probabilmente il contesto in cui il corten esprime meglio la propria natura.

Giardini, parchi, terrazze e spazi aperti rappresentano ambienti ideali perché consentono al materiale di evolvere naturalmente attraverso l’alternanza di sole, pioggia e ventilazione.

Qui il corten smette di essere soltanto un elemento costruttivo e diventa parte del paesaggio.

Le sue tonalità richiamano la terra, le foglie autunnali, il legno stagionato e molte rocce naturali. Questo permette di creare un’integrazione molto più armoniosa rispetto ad altri metalli.

Tra gli esempi più affascinanti di questo dialogo tra materia e paesaggio ci sono i Landscape in corten: grandi cornici che non hanno la funzione di delimitare uno spazio, ma di valorizzare ciò che si trova oltre. Incorniciando un panorama, un’opera o un elemento naturale, invitano l’osservatore a fermarsi, cambiare prospettiva e guardare il paesaggio con occhi diversi.

In questi progetti il corten smette di essere soltanto un materiale da costruzione e diventa uno strumento capace di mettere in risalto la bellezza del luogo, accompagnandone l’evoluzione senza alterarne l’identità.

Le applicazioni sono numerose:

  • bordure per giardini;
  • fioriere;
  • scale esterne;
  • muri di contenimento;
  • pergole;
  • recinzioni;
  • elementi d’acqua;
  • sedute;
  • opere scultoree.

Naturalmente ogni applicazione richiede valutazioni differenti.

Ad esempio una fioriera dovrà essere progettata considerando il contatto continuo con umidità e terreno, mentre una schermatura verticale avrà esigenze completamente diverse.

Ed è proprio questa capacità di adattare il progetto al contesto che distingue una semplice lavorazione da una progettazione consapevole.

Il corten negli spazi pubblici

Negli ultimi anni il corten è diventato protagonista anche di numerosi interventi di rigenerazione urbana.

Lo troviamo in:

  • piazze;
  • percorsi pedonali;
  • arredo urbano;
  • installazioni artistiche;
  • segnaletica;
  • parchi pubblici;
  • musei;
  • spazi culturali.

La ragione è duplice.

Da una parte offre un linguaggio estetico contemporaneo.

Dall’altra garantisce elevate prestazioni meccaniche e una manutenzione generalmente ridotta rispetto ad altri materiali.

Progettare per uno spazio pubblico, tuttavia, significa affrontare problematiche più complesse.

Occorre considerare:

  • sicurezza;
  • accessibilità;
  • flussi delle persone;
  • drenaggio;
  • contatto con altri materiali;
  • gestione delle colature iniziali.

In questi casi il corten non può essere scelto soltanto perché “piace”. Deve essere studiato.

Il corten negli interni

Anche se nasce per applicazioni esterne, il corten trova oggi spazio in numerosi progetti di interior design.

Negli ambienti interni perde gran parte della propria funzione protettiva legata all’ossidazione atmosferica e diventa soprattutto un materiale espressivo.

Può essere utilizzato per:

  • rivestimenti;
  • camini;
  • scale;
  • librerie;
  • pareti decorative;
  • elementi d’arredo;
  • reception;
  • espositori;
  • insegne.

Negli interni la progettazione cambia radicalmente.

La luce artificiale, il dialogo con legno, vetro e pietra, la percezione tattile e la finitura superficiale assumono un ruolo ancora più importante rispetto all’evoluzione della patina.

Per questo motivo molti elementi vengono pre-ossidati in laboratorio, così da ottenere fin da subito il risultato estetico desiderato.

Come si progetta correttamente il corten

Arrivati a questo punto della guida emerge una verità importante.

Il corten non è difficile da utilizzare ma è difficile da progettare bene.

Ed è una differenza enorme.

Molti problemi attribuiti al materiale non dipendono infatti dal materiale stesso, ma da decisioni progettuali prese troppo tardi o senza una conoscenza approfondita del suo comportamento.

Progettare con il corten significa considerare il materiale come un sistema in evoluzione. Non basta scegliere una forma o uno spessore. Bisogna prevedere come cambierà nei mesi e negli anni successivi.

Il contesto viene prima del materiale

Ogni progetto dovrebbe iniziare con una domanda molto semplice: Dove verrà installato?

Un elemento collocato in montagna avrà un comportamento diverso rispetto allo stesso elemento installato vicino al mare.

Un’opera esposta costantemente al sole evolverà in modo differente rispetto a una inserita in un cortile ombreggiato.

Anche la ventilazione, l’umidità e il drenaggio incidono direttamente sulla formazione della patina.

Per questo motivo il contesto non rappresenta una variabile secondaria ma il punto di partenza del progetto.

I dettagli che fanno davvero la differenza

Esistono aspetti apparentemente invisibili che determinano il successo di un progetto.

Tra questi:

  • gestione dell’acqua;
  • pendenze;
  • punti di drenaggio;
  • sistemi di fissaggio;
  • giunti;
  • dilatazioni termiche;
  • scelta degli spessori;
  • rapporto con altri materiali.

Sono decisioni che raramente vengono notate da chi osserva il progetto finito.

Eppure sono proprio questi dettagli a determinare il comportamento del corten nel tempo.

Gli errori più comuni quando si sceglie il corten

Molte criticità attribuite al corten non dipendono dal materiale, ma da aspettative errate o da una progettazione superficiale.

Tra gli errori più frequenti troviamo:

  • scegliere il corten solo per il suo colore, senza considerare come evolverà nel tempo;
  • installarlo in ambienti particolarmente aggressivi senza una valutazione preventiva;
  • sottovalutare le colature iniziali;
  • trascurare drenaggi, pendenze e dettagli costruttivi;
  • aspettarsi una superficie perfettamente uniforme;
  • considerarlo un materiale “senza manutenzione”;
  • affidarsi a chi realizza manufatti senza conoscere il comportamento del materiale nel tempo.

Il corten non è complesso. Richiede semplicemente di essere compreso.

Checklist: il corten è il materiale giusto per il tuo progetto?

Prima di scegliere il corten, prova a rispondere a queste domande:

  • Il progetto è inserito in un ambiente con una buona alternanza tra bagnato e asciutto?
  • Le eventuali colature iniziali possono essere gestite senza problemi?
  • Il cambiamento estetico del materiale rappresenta un valore e non un limite?
  • Sono stati studiati drenaggi, fissaggi e dettagli costruttivi?
  • Il progetto valorizza davvero la matericità del corten?

Se hai risposto “sì” alla maggior parte di queste domande, il corten potrebbe rappresentare una scelta estremamente interessante.

Il tempo è parte del progetto

Scegliere il corten significa fare una scelta progettuale che va oltre l’estetica. Significa immaginare come un’opera cambierà nel tempo, come dialogherà con la luce, con il paesaggio e con le stagioni, e affidarsi a chi conosce profondamente questo processo. È per questo che un progetto in corten non dovrebbe partire dalla scelta di una lastra d’acciaio, ma dall’ascolto del contesto, delle esigenze e degli obiettivi di chi lo vivrà.

Questa è la visione di Argentero Design. Ogni progetto viene affrontato con la consapevolezza che il tempo non è un fattore da subire, ma una componente da progettare.

Il corten continuerà a evolvere molto dopo la posa, e proprio questa trasformazione rappresenta il suo valore più autentico. Per questo ogni dettaglio, dalla scelta degli spessori ai sistemi di drenaggio, fino all’inserimento nel paesaggio, viene pensato non solo per il presente, ma anche per il modo in cui l’opera maturerà negli anni. Perché progettare con il corten significa creare qualcosa che non racconti solo ciò che è oggi, ma anche ciò che diventerà domani.

Il tuo Corten

Il corten è uno dei pochi materiali capaci di trasformare il tempo in un elemento progettuale. Non cerca di opporsi ai cambiamenti, ma li accoglie, lasciando che la materia racconti l’evoluzione di un luogo attraverso le stagioni e gli anni.

Proprio questa caratteristica lo rende una scelta affascinante, ma anche impegnativa. Richiede conoscenza, sensibilità e una progettazione attenta, capace di considerare non solo l’aspetto iniziale dell’opera, ma anche il modo in cui cambierà nel tempo.

Scegliere il corten significa quindi scegliere un materiale che non offre una bellezza immediata e immutabile, ma una bellezza che si costruisce lentamente, giorno dopo giorno. È una scelta che premia chi guarda oltre l’oggi e immagina come uno spazio potrà evolvere, maturare e acquisire carattere negli anni.

Per questo motivo non è semplicemente un materiale da costruzione ma una materia viva, capace di creare un dialogo continuo tra architettura, natura e tempo.

Ed è proprio in questo dialogo che ogni progetto trova la propria identità.

Parlaci del tuo progetto!

🧐Lo sguardo del progettista

Quando si osserva un’opera appena installata è naturale chiedersi come appare oggi. Noi preferiamo farci una domanda diversa: come apparirà tra dieci anni?
È questa prospettiva che cambia completamente il modo di progettare con il corten. Perché non stiamo scegliendo semplicemente un materiale, ma il modo in cui quello spazio maturerà insieme al tempo, alla luce e alle stagioni.

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